Un nuovo approccio alla cultura del rischio

L’attività di una banca poggia sulla fiducia, ma nonostante ci vogliano anni per costruirla, per perderla basta un attimo. Ricordate la crisi finanziaria globale del 2008?
È nata da un insieme di fallimenti, innanzitutto culturali, nell’ambito delle diverse istituzioni finanziarie. Al di là delle contromisure tecniche adottate, in molti casi rivelatesi efficaci, è emersa una diffusa debolezza legata alla cultura dell’assunzione del rischio.

Occorre essere consapevoli delle diverse sfaccettature e identità del rischio; è tradizionalmente associato a un’errata concessione del credito, ma dobbiamo anche considerare rischi di natura differente: operativi, finanziari, reputazionali. Il livello della Cultura del Rischio dipende dalle azioni di ciascun componente dell’organizzazione: ognuno ne diventa interprete essenziale in tutte le circostanze della vita aziendale. Per questo motivo si ritiene che il Risk Management non possa essere confinato alle sole funzioni di controllo, ma si debba ramificare a ogni livello della struttura.





Non si può, inoltre, ignorare la stretta connessione fra prevenzione dei rischi e redditività, un principio ormai indiscutibile nel mondo finanziario, che oggi si è fatto strada anche nelle realtà industriali più moderne.
È un dovere verso i nostri azionisti in primo luogo, i nostri dipendenti, la comunità economica e la generalità dei cittadini.

Un impegno che transita attraverso il rispetto spontaneo delle regole, stabilite dai regolatori: non un’imposizione - faccio questo controllo perché me lo chiede qualcuno - ma una scelta percepita come giusta e necessaria.

20.02.2019

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